Testimonianze



La testimonianza di Lamberto del I LAS -2011/2012
Essere accolti per quello che si è; ascoltarsi e intendere gli altri; saper vedere i momenti di “chiaroscuro”; aprire le porte al mondo con speranza nuova e tanta, tanta gioia. Tutto è accaduto durante il primo weekend del Laboratorio di Arte e Spiritualità [28 e 29 gennaio]: alla ricerca dell’armonia e del “bello”! I frati Alessio e Ivano con Alberto, Nicoletta e Paola ci hanno condotto lungo i sentieri dell’espressione artistica racchiusa in noi stessi: dentro ciascuno di noi! Chiaroscuro d’autore, passaggi dalle tenebre allaluce, lo stesso che è comune a tutti, anche alle vicende umane di Francesco d’Assisi, che ha combattuto per mostrare il volto vero di Dio al mondo [e ancora combatte…]: un Padre, ma anche un fratello. E come non pensare a Caravaggio che, agli sgoccioli del Cinquecento, dipingeva fiotti di luce nelle torbide faccende di impolverate osterie romane che sapevan di malaffare e d’affumicato? La teatralità della meravigliosaVocazione di San Matteo si esprime con luce caldissima che trafigge il protagonista e ne scava l’anima. E pochi ne dan bado: pochi veramente accolgono la chiamata straordinaria di Gesù che invita solamente a seguirLo. Pochi si fidano; Levi-Matteo non potrà invece farne a meno. Non si tratta affatto di elezione, si tratta di un invito di Gesù a seguirLo e ad innamorarsi di Lui. Di fidarsi e di vedere con i propri occhi la strada che si fa… Scavando in noi stessi si trova un tesoro, che è prima di tutto la nostra vera risorsa terrena; la luce porta a rischiarare la condizione umana: quella di essere della stessa sostanza di Dio; la notizia è straordinaria ma la relazione è intima, unica e reciproca. Matteo è uno che ha coraggio: non fa niente, lui, a parte quello di aderire a un sentimento gratuito, quello di Gesù: a volte l’audacia più grande è proprio quella. Fare arte è fare poesia e con essa si realizzano sogni: “poiein”, in greco, significa “creare” e solamente la creazione artistica ha sempre trovato e sempre troverà i linguaggi per esprimere fatti, emozioni ed esigenze in ciascuno di noi. L’arte attraversa la storia e attende un uomo caparbio e coraggioso, capace di andare fino in fondo a costo di sacrificare il successo e la fama. Al termine di questa scala di Giacobberiemerge il desiderio perchè l’artista è anche colui che desideraDesiderare deriva dal latino e significacontemplare le stelle; l’arte, inutile per natura, è proprio per questo motivo lo strumento più potente, assieme alla preghiera, di esprimere “[…] la poesia che fiammeggia nel plastico vigore della materia, ripristina al canto l’uomo e la natura; tutto trascende nella sua indomita meraviglia che muove i sensi nella selva meravigliosa del cuore.” [M. Lippi, scultore] E penso che la condizione umana sia straordinaria se pensiamo che un uomo solo possa, con la propria creatività, a farci percepire sensazioni d’Infinito: “L’opera d’arte è la creazione di una vita e fa scaturire una reazione a chi la vede e a chi la gode, perché sente diriconoscerla. Per qualcuno è un miracolo della mente, per qualche altro del cuore, per altri ancora della tecnica. Ma infine è come la Nona Sinfonia: ci fa trovare una destinazione al nostro viaggio, un sentimento vero e duraturo che riconosce chi lo ha sempre cercato nella propria vita.” [L. I. Kahn, architetto] La musica… la stessa di quella che il nostro Alberto ci ha fatto riscoprire commuovendoci: la sinfonia n° 9 in RE minore opera 125 di L. Van Beethoven: l’Inno alla Gioia! Un gigantesco e potente messaggio di unione tra i popoli dove l’armonia è costruita dagli strumenti più umili [i “più bassi”] dell’orchestra: i contrabbassi. Che emozione indescrivibile quei passaggi prima timidi, quindi all’unisono che hanno riempito l’orchestra in un crescendo che ha dato infine spazio alla straordinaria voce d’uomoIl messaggio è chiaro, diretto, inequivocabile: l’umanità è degna di abitare, vivere e godere questo mondo ma questo avviene solamente quando si dà la parola agli umili, ai miti. Scrivendo giunge alla memoria anche il film The Mission in cui la musica comincia con l’oboe di Gabriel [uno strumento rattoppato ma capace ancora di esprimere splendide note], basso e umile e termina, proprio alla fine del film, con il violino, recuperato dalle macerie di uno dei molteplici, disumani massacri. Ed infine il coro, misto, all’unisono… … Senza mai dimenticare di alzare gli occhi al cielo [desiderare, appunto]: “Intuisci il tuo creatore, mondo? | Cercalo sopra il cielo stellato! Sopra le stelle deve abitare!” [F. van Schiller, An die Freude].
E non chiedere nulla se non di cantare.
Cantare
perché il tempo è malato
Le speranze non hanno più voce
Non ha più la gioia la gente a credere.
Cantare perché è tempo di tornare poveri.
L’ultimo dono, da chiedere e da accogliere,
è la grazia del canto, parola trasfigurata.
[p. D. M. Turoldo]

La testimonianza di Giulia del II LAS - 2011/2012
Ognuno di noi è un mondo, un frammento di Infinito.
Attraverso lo Sguardo possiamo scegliere di aprirci a questo mondo per conoscere l’Altro, non solo superficialmente, ma andando oltre, per ritrovare quell’Infinito che accomuna l’Umanità.
Ognuno di noi ha un mondo che l’Arte può aiutare ad esprimere e a comunicare, possiamo scegliere di utilizzare le forme artistiche per “parlare” di Noi.

Ognuno di Noi è un’entità Infinita, in parte misteriosa e sconosciuta anche a noi stessi, possiamo scegliere di andare oltre e continuare a conoscerci sempre più in profondità per poi aprirci all’Altro che a sua volta ci donerà un nuovo modo di guardarci.

E in questo gioco di sguardi che portano a conoscere, c’è Dio, che abita, importante e silenzioso, la nostra Spiritualità, possiamo scegliere di sentire questo sguardo che ci fa Figli ogni volta che ci osserva.

Il secondo Laboratorio di Arte e Spiritualità è questo…pensieri, riflessioni, emozioni, sguardi, parole, suoni, segni; un momento per vivere e da vivere per risentire quell’Infinito che ci abita dentro e che, a volte, ci dimentichiamo di Amare.

“L’Arte, Signori Angeli, è il miracolo degli uomini,


è cosa che hanno creato gli uomini:
è la cosa più bella , più eccelsa, è la cosa divina di loro,
nella quale, e solo in essa,
gli Uomini sono come Me: sono Creatori”
                                                                                       Gio Ponti